Pagina:Deledda - Chiaroscuro.djvu/166

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160 la scomunica


le malie. Se volete ve lo dò, tanto a me non serve, che grazie a Dio non credo a queste cose. Ecco, aspettate, lo prendo dall’armadio: ecco, vedete, è una statuetta di legno di fico e plasmata d’olio santo (in nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo). Voi avvolgetela in una fronda di rovo e seppellitela sotto il limitare della vostra porta: a misura che il rovo si marcirà voi guarirete. Badate però di non sotterrarla sotto la porta del vostro nemico perchè allora la sua forza sarebbe contraria, cioè produrrebbe male al vostro nemico.

La donna esitava a prender la statuetta piccola e nera come una tarantola: pensava alla scomunica.

— Prendetela! Oggi ne abbiamo quindici: quindici maggio del 1870: al quindici agosto sarete guarita! Prendetela!

La donna prese la statuetta e l’avvolse nel suo fazzoletto. E mentre la maga, nel riaccompagnare le visitatrici alla porta precedeva con la vedova, ella fece scivolare alcune monete sul tavolo, accanto, al mazzo delle carte.

Al ritorno i due cugini si fermarono di nuovo davanti alla chiesa di Sant’Elia. Il tempo era mutato e grandi nuvole bianche e nere si posavano sulle cupole verdi delle quercie. La donna soffriva sempre; soffriva più che mai, con quell’oggetto abbominevole in tasca; e