Pagina:Deledda - Chiaroscuro.djvu/19

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chiaroscuro 13


per la prima volta, ma rifiutava il cibo e taceva: e quando ella si allontanava gli pareva di essere in carcere e di soffocare. Che tristezza in quella cameretta dal soffitto di canne intonacato con la calce! Nel vano della finestra, al di là del muro del cortile tempestato di pezzetti di vetro, si vedeva un paesaggio d’un grigio più triste di quello dei giorni invernali: roccie che avevano forme di rane e di tartarughe enormi si arrampicavano su una china selvaggia; le macchie e i cespugli erano dello stesso colore.

A un tratto Sabéra sentì il suo pigionale rantolare e chiamarla con voce soffocata. Accorse tremando ed egli si aggrappò a lei come un naufrago.

— Muoio.... muoio.... non si fa a tempo neanche a chiamare il confessore.... Sabéra, tu sei buona: mettiti in cammino, appena io sarò morto, va là, da mio padre.... digli che.... sì, che l’ho buttata io la finestra, che paghi almeno le spese.... E anche il sacco l’ho preso. Che restituisca tutto, a quei pezzenti! Non ho detto sì, quando egli domandava, perchè non volevo.... non volevo dar dispiacere a mia madre.... E che lei, lei non lo sappia....

Sabéra, mentre egli le stringeva i polsi e pareva volesse attirarla con sè nel regno delle ombre, si mise a piangere come una bambina. Le sue lagrime cadevano sul viso del malato.

— Andrò.... andrò.... E se tuo padre non paga pagherò io.... Ma sta tranquillo, muori tranquillo....