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202 la volpe


sava sul serio alle sette vacche figliate che il pianeta andato in quel momento a cena si divorava tranquillamente nel suo nascondiglio.

Egli non parlava quasi mai; ma una sera Zana, la nipote, quando lo scosse per avvertirlo che era tempo di coricarsi, lo trovò così ostinatamente silenzioso, dritto e rigido sul suo sgabello, che lo credette morto. Spaventata, chiamò zia Lenarda, la sua vicina di casa, ed entrambe riuscirono a scuotere il vecchio e l’aiutarono a rientrare e a stendersi sulla stuoia davanti al focolare.

— Zia Lenarda mia, bisogna chiamare il dottore: nonno è freddo come un trapassato, — disse la ragazza, toccando il vecchio.

— Il nostro dottore è partito: è andato per due mesi in continente per studiare le malattie d’orecchi, perchè dice lui che tutti diventan sordi quando si tratta di pagargli il fitto dei suoi pascoli.... quasi che questi non li abbia comprati coi denari del paese, la giustizia lo incanti! Adesso in cambio suo c’è quel beffulanu del dottore di città... che si crede il medico del re di Spagna. Chissà se verrà?

— Zia Lenarda, egli è obbligato a venire. Egli prende venti lire al giorno! — disse Zana fieramente.

E la donna andò.

Il sostituto del dottore abitava nella palazzina di questi, ch’era l’unica casa abitabile del paesetto. Circondata di orti, con terrazze e pergolati, con un gran cortile tutto ricoperto di vite e di glicine, l’abitazione era tale da