Pagina:Deledda - Chiaroscuro.djvu/211

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la volpe 205


— Salute! E lo lasciate qui, adesso?

— E dove? Ha dormito sempre qui.

Il dottore si alzò e dopo aver scritto sul taccuino una ricetta la diede a Zana e si guardò attorno.

Il luogo era nero come una caverna; si intravedeva un andito con una scaletta di legno in fondo, e tutto denotava miseria. Egli guardò Zana con pietà: così bianca e sottile gli dava l’idea d’un asfodelo cresciuto appunto sull’orlo di una grotta.

— Il vecchio è denutrito.... — disse esitando, — e tu pure, mi pare.... Avreste tutti e due bisogno di una cura ricostituente.... Se potete....

Ella capì subito.

— Tutto possiamo!

La sua bocca era così sdegnosa che l’uomo se ne andò via quasi intimidito.

E su e su, di pietra in pietra, su per il sentiero di macigni se ne tornò alla sua oasi; la luna inargentava il pergolato e i grappoli delle glicinie sembravano di un’uva fantastica di cui il solo profumo ubbriacava. La vecchia serva filava sulla porta ed egli, con lo strano viso di Zana sempre davanti agli occhi, domandò:

— Conoscete ziu Tomas Acchittu?

Chi non li conosceva gli Acchittu?

— Persino a Nuoro se ne sa la fama, conforto mio! C’è più d’un laureato che vuól sposare Zana.

— Sì, è bella. Non l’avevo mai veduta.