Pagina:Deledda - Chiaroscuro.djvu/210

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204 la volpe


e senza contorni, che gli diede l’impressione di un’erma.

Vedendolo, ella rientrò nella cucina, prese un lume e si piegò sulle ginocchia davanti alla stuoia del nonno, mentre zia Lenarda correva a prendere dalla stanza interna una seggiolina dipinta per offrirla al dottore.

Egli sedette, si curvò per prendere il polso del vecchio, estrasse il cronometro d’oro che scintillò al lume di Zana.

Allora la fanciulla sollevò il viso e lo guardò negli occhi, ed egli provò un’impressione che non dimenticò più. Gli parve di non aver mai veduto un viso di donna più bello e più enigmatico: un po’ largo sulla fronte coperta fin sulle sopracciglia, una più alta dell’altra, da due bande di capelli neri e lucenti, finiva in un mento sottile e sporgente; gli zigomi lisci proiettavano un po’ d’ombra sulle guance rientranti, e i denti bianchissimi, serrati, davano alcunchè di crudele alla bocca sdegnosa, mentre i grandi occhi neri erano pieni di tristezza e d’un languore profondo.

Vedendosi guardata così, Zana abbassò gli occhi e non li sollevò più; ma siccome il nonno non rispondeva alle domande del dottore, ella mormorò:

— È sordo da più di vent’anni!

— Salute! Bisognerebbe fargli almeno un pediluvio molto caldo: ha le estremità gelide.

— Un pediluvio? Non gli farà male? — disse zia Lenarda consultando Zana. — Saranno otto mesi che non si leva le scarpe!