Pagina:Deledda - Chiaroscuro.djvu/24

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18 le tredici uova


sua apparenza di fanciulla nervosa, rimaneva immobile, col viso oblungo e bianco come un uovo, ombreggiato dal lembo del fazzoletto scuro.

— Di razza buona siamo, figlia cara — diceva la matrigna — e il tempo e la sorte possono fare e disfare tutto, fortune ed eventi, ma non cambiare le razze. Il pane bianco rimane pane bianco anche nella bertula (bisaccia) del pezzente, e la sorgente d’acqua dolce rimane tale anche se vi si abbeverano i maiali. Sì, foglia d’argento mia, tuo nonno lo chiamavano Palas de ferru (spalle di ferro), tanto era ritenuto forte e potente. Be’, le vicende son mutate, e i tuoi fratelli sono dovuti andare in America assieme coi disperati; ma noi siamo sempre noi, e se tu sposerai Mauru Pinna, egli resterà Mauru Pinna, figlio di un tagliapietre arricchito, e tu resterai la figlia di Franziscu Maria Palas.

Madalena non rispondeva, ma sollevava i grandi occhi dolci e dorati come il miele, s’accomodava con le dita bianche le bretelle del corsettino di velluto verdone, il cordoncino di seta che le ornava il collo un po’ lungo e venato d’azzurro, e pareva si svegliasse da un sogno. Ombre fugaci come quelle delle rondini che le passavano quasi rasente la testa, oscuravano di tanto in tanto le sue iridi dorate.

— Eppoi, figlia cara, tu che sei giovane non sai una cosa: la gente di buona razza come noi è furba, è intelligente, mentre i plebei so-