Pagina:Deledda - Chiaroscuro.djvu/26

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20 le tredici uova


Verso Pentecoste egli fece la sua domanda. La paraninfa parlò a lungo con la matrigna di Madalena.

— Maureddu Pinna? Egli può dirsi un re, in casa sua. Egli ha provviste di tutto; egli ha buoi, carro, vigna, seminerio. E non ha parenti che possano decimare la sua roba.

— Figliastra mia è però un gioiello, — rispose alteramente la matrigna.— Essa ha le mani d’oro ed è di buona stirpe. Maureddu Pinna potrebbe essere ricco come il mare; non troverebbe una ragazza eguale.

Ad ogni modo egli fu accettato, e una sera andò a far la prima visita alla fidanzata. Madalena stava seduta accanto al focolare e cuciva, mentre suo padre, un uomo imponente, dai lineamenti fini e con la barba rossiccia, sdraiato sulla stuoia, parlava con sua moglie infiorando di proverbi e sentenze il suo discorso pacato.

— Così ti dico, moglie mia; il re raggiunge la lepre col carro. Il malfattore crede spesso di farla franca e di salvarsi perchè è furbo: egli corre appunto come la lepre, ma il re, la giustizia del re s’intende, piano piano col suo carro lento ma sicuro finisce col raggiungerlo.

D’improvviso Madalena sentì rimbalzarle sul petto come una palla elastica: trasalì, raccolse in grembo un’arancia, e sollevando gli occhi spaventati vide, sopra la linea oscura dell’antipetus, specie di paravento in muratura costrutto tra il focolare e la porta, il viso nero