Pagina:Deledda - Chiaroscuro.djvu/267

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un po' a tutti 261


zo le foglie una contro l’altra e pareva che alcune dicessero «andiamo di qua» e altre «andiamo di là» attirandosi e spingendosi a vicenda folli del vano desiderio di volare.

Istasi, con una mano fra i capelli e l’altra sull’orecchia di Barbara, tentava di morsicarle la guancia rosea umida della bava di lui. Egli aveva dieci mesi e faceva i denti: tutto quindi era buono da morsicare, per lui, e dopo la guancia che non dava appiglio fece un tentativo sul naso delicato la cui punta ricordava quella di una pallida susina; ma Barbara fu pronta a tirar la testa indietro ed egli la guardò meravigliato e contrariato, con gli occhioni foschi nel viso bianco e gonfio. Però, ai cenni di lei, che gridava ammiccando: «quello anche? quello anche?» Istasi si mise a ridere, con un gorgheggìo d’uccellino, e in segno di gioia cercò di afferrarsi il piede; ma poi vide una foglia cadere e stette immobile a fissarla.

Anche la fanciulla, mentre lo reggeva per le ascelle ed egli ricominciava a muovere i piedini e le manine, guardava lontano con occhi infantili, lassù verso il castello fantastico ove da secoli donna Maria di Gùdula gemeva murata viva dal malvagio marito. Nelle notti di vento il gemito dell’infelice arriva fino al paese e i noci e gli ontani gli fan coro; Barbara non ricordava, nei suoi sedici anni di vita, un’impressione più profonda di quella che le destava la voce misteriosa: anche di giorno le pareva di sentirla, e il suo