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nata sul balcone. — Lei, sì, avrà un bel banchetto come quello di Gesù quando moltiplicò i pani....

— Sempre beffarda, lei, signora Rughì! Ebbene, vengo? E Costantino? E il piccolo Anastasio come va?

— Bene. Guardavo appunto. Chissà dov’è, Istasi mio....

Al ricordo del figlio e anche perchè sulle porticine delle casupole di fronte apparivan curiose le vicine, indugiandosi con la scusa di mettere al sole i canestri d’asfodelo tessuti da loro, ella si ritrasse e andò alla finestra verso la montagna. Orti e terreni coperti di macchie si stendevano fra la casa e la montagna, e sotto un ontano, in riva al torrentello verde, la bella e sottile Barbara, vestita per voto da monaca ma col fazzoletto scuro sollevato sui folti capelli dorati, si faceva baciare e ribaciare dal padroncino Istasi.

Il luogo era adatto all’idillio ed anche alla tragedia: in cima agli ontani e ai noci che scintillavano al sole obliquo sulla valle passavano le nuvolette bianche di primavera; e sullo sfondo il monte di Gùdula, che la popolazione riteneva un vero castello ciclopico, sorgeva con le sue torri di granito fuor da una fascia di boschi selvaggi.

Intorno a Barbara e ad Istasi pareva che la vegetazione e l’acqua ridessero di gioia; dietro i cotogni nani, curvi sotto il carico dei fiori luminosi, le canne su cui brillava la rugiada rossa e violetta si sbattevan per scher-