Pagina:Deledda - Chiaroscuro.djvu/302

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296 i tre fratelli


— Salvo il peccato mortale, quella donna non fa male a viversene tranquilla in casa sua, piuttosto che a legarsi con uomini così....

— Andate, andate a confessarvi! Che modo di parlare è questo? — rimbeccò una delle prioresse. — Tutto, fuorchè il peccato mortale.

Al solito Pauledda pareva rimaner estranea alla discussione; ma quando le amiche se ne andarono e cadde la sera ed ella sedette di nuovo sotto il pergolato a prendersi il fresco, i ricordi l’assalirono ravvivati dal racconto della zia. Ella non aveva mai pensato a prendersi un amante, pur riserbandosi tutta la sua libertà: era troppo timorosa di Dio e del mondo; ma l’esempio della ricca vedova del paese vicino le dava quella sera un vago rimpianto d’amore. Si rivedeva ragazzetta a quel medesimo posto sotto il pergolato, nelle notti di luna, mentre tutti in casa dormivano. Qualcuno passava fuori di corsa ed ella palpitava; qualcuno cantava in lontananza.

Sas aes chi olades in s’aèra
M’azes a zucher un’imbassiàda....1

ed ella piangeva come se quell’ambasciata fosse di morte....

Come allora anche adesso la notte di giugno era dolce, piena di mistero e di poesia: tra le foglie della vite le stelle brillavano come acini d’oro e in lontananza i giovani innamo-

  1. Gli uccelli che volate per aria, — Mi recherete un’ambasciata....