Pagina:Deledda - Chiaroscuro.djvu/305

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

i tre fratelli 299


Ella era balzata di nuovo in piedi, tremando. Chi era? L’inseguitore di Merziòro? Ed ella che non gli prestava fede!

— Non aprire, per Dio, — susurrò l’uomo tirandola per la tunica; ma ella cercava di liberarsi e di slanciarsi verso il portoncino.

Intanto quello di fuori insisteva, alzando la voce:

— Paulè, sei ancora alzata? Aprimi, per l’amor di Dio, salvami da un pericolo.... Paulè....

— Mala fata ti guidi; che cosa cerchi qui, Tanè? — gridò allora Merziòro, riconoscendo la voce del fratello minore.

E questi, al di fuori, tacque sbalordito, poi si mise a ridere. Pauledda si offese.

— Entra, Tanè, è aperto!

L’altro spinse il portoncino al quale ella non aveva rimesso il gancio, e tutti e tre cominciarono a ridere e a scherzare sul caso curiosissimo che aveva spinto i due fratelli a tentare nella medesima sera lo stesso trucco; ma per confortarli la donna andò a prendere un boccale di vino e versò loro da bere dicendo:

— Fosse pure stato stasera e domani sera non mi burlavate.... Vi manca l’astuzia per simili cose, fratelli miei.... Fosse stato vostro fratello Predu Paulu! Lui avrebbe fatto meglio!

E fu in seguito a queste parole che Predu Paulu, senza dir nulla a nessuno andò a trovarla, di giorno, e poi anche di notte, e finì con lo sposarla.