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320 La vigna nuova


tempi che non valgono niente! La gente emigra come gli uccelli, i contadini si voglion pagati anche nei giorni di festa e amici non se ne trovan più neanche nei giorni di festa e neanche a pagarli....»

La piccola Onoria ascoltava, chinandosi tenera e maliziosa e servendosi dell’omero di lui per poggiare il taccuino e scrivere gli appunti. II vento di primavera confondeva i suoi capelli corti, neri e polverosi come quelli di un pastorello, coi capelli bianchi e puliti del nonno.

— Nonno, e anche voi, allora, quando avete piantato la prima volta questa vigna, siete stato legato?

— Ah, no, vedi! L’unico del paese che sia sempre riuscito a sfuggire alla farsa sono stato io. Posso vantarmene.

Ella rimase un po’ pensierosa, rosicchiando il legno della matita: poi scosse rigettandoli indietro i suoi capelli e rise con un trillo d’allodola.

E corse via.

Dal suo punto di vedetta il vecchio, che oramai si moveva poco ed era venuto su alla vigna seduto sul carro come una femminuccia, vedeva Onoria correre qua e là, sparire e ricomparire fra le roccie grigie e le ginestre gialle, e di tanto in tanto sentiva il suo grido d’allodola.

E sebbene egli non vedesse di buon occhio quei capelli corti, quel vestito alla marinara, da maschietto più che da donnina, quella cra-