Pagina:Deledda - Chiaroscuro.djvu/98

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92 il natale del consigliere


e s’appoggiò al parapetto del piroscafo per guardare il paesaggio. Il tempo, sebbene fosse agli ultimi dell’anno, era bello e asciutto, il mare calmo, grigio verso il porto, turchino all’orizzonte, sotto il cielo violetto del crepuscolo.

Nell’aria limpida e fredda vibravano i rumori del porto e della città ancora violacea al riflesso dell’occidente; s’udiva una fisarmonica, come nelle belle sere d’autunno, la luna saliva grande e rossa sopra la torre nera del molo e già l’acqua intorno ne rifletteva lo splendore.

Il viaggiatore guardava la terra e il mare, e il suo viso pallido e un po’ cascante e i suoi occhi azzurrognoli e freddi, a fior di pelle, non esprimevano nè ammirazione nè tristezza; solo le labbra grigiastre avevano di tanto in tanto come un segno di disgusto.

Ed ecco il vecchio negoziante di buoi, che dal suo angolo non ha lasciato per un istante di fissare coi suoi vivi occhietti neri l’importante personaggio, crede giunto il momento opportuno per avvicinarsi. Se il piroscafo parte e il viaggiatore rientra nella sua prima classe o va nella terrazza riserbata a questa, non c’è più modo di riverirlo. Il vecchietto dunque si fa coraggio e si avanza lungo il parapetto umido, sfregando la mano sulle brache di tela, per pulirla bene prima di porgerla al viaggiatore.

— Scusi, don Salvator Angelo Carta, se mi permette la saluto. Io sono....