Pagina:Deledda - Chiaroscuro.djvu/99

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il natale del consigliere 93


— Ziu Predu Camboni! E come va? In viaggio?

— In viaggio sempre, don Salvatorà! E come fare, se no? Non abbiamo lo stipendio di duemila scudi come lo ha vostè. È vero che non abbiamo neanche il suo talento!

— Da dove venite?

Il vecchietto tornava da Roma e andava al suo paese, che era poco distante da quello di don Salvator Angelo.

— Son tre anni che non la vedevo, don Salvatorà! E che vostè non viene tutti gli anni, in Sardegna? Ha ragione: ha altro a cui pensare. E adesso va a passare le feste in famiglia? Chi sa come saranno contenti i suoi nipoti: essi non parlano che di lei.

— I miei nipoti? Son tutti scavezzacolli e aspettano la mia morte! — disse con ruvidezza don Salvator Angelo, e il vecchietto invece di protestare si mise a ridere.

— Ricorda, don Salvatorà, quando io venivo al suo paese per comprovare le giovenche della sua nonna? Lei era uno studentello, allora, un’anima allegra, con certi cappellini coi nastri come quelli delle donne. Quello lì, — diceva donna Mariantonia sua nonna, Dio l’abbia in gloria, — quello lì è un passerotto che si beccherà tutti i fichi acerbi. E si lamentava con me, Dio l’abbia in gloria, perchè vostè non lasciava in pace nè vicine nè serve. Saltava i muri come un diavolo. Ricorda quella bella servetta bruna, alta, che sembrava una palma? Si chiamava Grassiarosa, e vo —