Pagina:Deledda - Il flauto nel bosco, Treves, 1923.djvu/102

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Nella notte il giovine che aveva mangiato un mucchio di frittelle e bevuto tutto il vino della bottiglia, si sentì male: gli vennero forti dolori di corpo, e vomiti violenti seguiti da singulti e singhiozzi incessanti.

Un sudore freddo, simile a quello della madre quando evocava il diavolo, lo bagnava tutto; il viso era violaceo, le estremità gelate.

— Mi avete dato il veleno — singhiozzò alfine, e pareva piangesse. — Perché, mamma, perché, perché?

Piena di terrore e di angoscia ella fu per confessargli ogni cosa; non lo fece per non aggravarlo di più: a buon conto gli diede un beveraggio contro i veleni. E mentre gli asciugava il sudore e lo aiutava a sollevarsi e rimettersi giù, pregava.

Era una preghiera terribile, la sua, un atto di accusa della sua coscienza in tumulto, un grido che sebbene senza voce doveva risonare fino alle stelle, fino al trono di Dio.

— Tu hai ragione di togliermelo, Signore; io ho chiesto a Satana di farmelo restare