Pagina:Deledda - Il flauto nel bosco, Treves, 1923.djvu/113

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zoppicanti, come le nuvolette che si sperdono dietro le nuvole grandi.

Una nebbia di polvere camminava con loro, e il pecoraio fischiava trascinando il bastone e inciampando, senza avvedersi che qualcuno mancava dal gregge.

Ma dovette accorgersene il padrone perché la mattina dopo un altro ragazzo venne con le pecore e stette sempre in mezzo a loro guardandosi torvo intorno.

Anche il figlio dell’ex-terrazziere guardava dalla finestra, con gli occhi stralunati. La madre era andata a fare un po’ di spesa, il padre laggiù per quel bel mestiere.

Egli guardava i prati bianchi di rugiada, la macchia del gregge al sole, il pecoraio e l’asino neri di contro all’azzurro chiaro dell’orizzonte.

Tutto era tranquillo, adesso; i mandorli coperti di migliaia di farfalle bianche, ognuna con due perle di rugiada sulle ali, le pecore che pascolavano in silenzio, l’agnellino giù nella mangiatoia.

Quanto tempo era passato dalla sera avanti? Molto, molto tempo: tutta una vasta notte nera che aveva completamente