Pagina:Deledda - Il flauto nel bosco, Treves, 1923.djvu/112

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Con chi pigliarsela, d’altronde? — Viva Lenin — gridò dalla finestra. E il belare delle pecore gli rispose.

La sua rabbia era tale che sentì il bisogno di stringersi di nuovo la testa col fazzoletto ancora attorcigliato, poi dalla fronte se lo calò alla bocca, e infine se lo strinse al collo in modo da farsi venire un urto di vomito.

Gli pareva d’impazzire, come il pecoraio, l’asino, le pecore stordite; come tutte le erbe e le foglie che adesso si agitavano al vento.

Più tardi vide il pecoraio che mandava avanti l’asino giù per il varco della siepe e aizzava poi le pecore a seguirlo.

Ma solo quando il cane si alzò sbadigliando dal posto dove aveva creduto bene di sonnecchiare tutta la giornata, e un po’ intontito andò appresso all’asino, una pecora si decise a passare il varco: allora come tirate da un filo invisibile una dopo l’altra o a due a due uscirono le altre, sempre col muso a terra, con le faccie una diversa dall’altra ma tutte trasognate e buone.

In mezzo andava il montone, belando grosso; in ultimo seguivano gli agnellini