Pagina:Deledda - Il flauto nel bosco, Treves, 1923.djvu/154

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Quando il portone fu aperto dalla serva sorridente ed eccitata, col Dottore entrò un cagnolino nero, così piccolo e magro che sgattaiolò nell’orto dal buco dello scolo dell’acqua, e poi rientrò nel cortile; corse qua e là spaventando le galline, trovò un osso, e se ne impadronì con una voracità tenace e silenziosa.

Ma già le serve lo chiamavano in cucina e gli diedero da mangiare, trattando anche lui da ospite gradito. Ci fu un tentativo di protesta e poi anche di zuffa da parte della gattina; ma la gattina stessa dovette, ai gridi e alle minacce delle donne, andarsene fuori di cucina e cedere il suo posto accanto al focolare.

La bambina non cessò di confortarla finché la vide sdraiarsi beatamente sulla panchina volgendo al sole il ventre nero fiorito dei bottoncini rosa delle piccole mammelle.

La quiete però fu breve: la gattina sollevò le orecchie, balzò inarcandosi tutta, con gli occhi divenuti gialli; di volo fu di fronte al cagnolino che s’era di nuovo introdotto nell’orto e veniva avanti scodinzolando come fosse a casa sua.

Questa volta è lui che scappa e si nasconde fra i cavoli; e la gattina, che in fondo ha paura di lui, non insiste e si