Pagina:Deledda - Il flauto nel bosco, Treves, 1923.djvu/164

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— Perché non doveva lasciarli a me, i denari, mio padre? Forse dubitava quello che tu dubiti di tuo figlio, che non sia tuo?

— Vattene, vattene! — insisteva l’ubriaco. — Aveva ragione, tuo padre, di odiarti, perché lo maltrattavi, perché sei un pazzo maligno; e fece bene a mangiarsi tutto, prima di morire, e a lasciarti solo l’illusione della brocca, e l’illusione che quest’imbecille non ne abbia profittato per scrupolo, per non peccare...

— Ecco perché muore fra i pidocchi, come morrai tu. Ben gli sta — disse don Vissenti: e rideva, rideva.

Ma quando il parente se ne fu andato, col suo involto coperto di mosche, egli si fece sanguigno e nero come quell’involto.

— Sentito avete? — domandò al vecchio, sollevando il fazzoletto col quale gli riparava il viso dalle mosche; e poiché non riceveva risposta, e quel viso con gli occhi chiusi e le labbra bianche pareva quello di un morto, proseguì anelante:

— Tutti dunque lo sanno, vedete. Mio padre mi odiava, sì, ma non c’è ragione che mi odiate voi. Che male vi ho fatto? Potevo perseguitarvi, costringervi a parlare,