Pagina:Deledda - Il flauto nel bosco, Treves, 1923.djvu/166

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E quando fu a casa, anche don Vissenti fu preso da un’agitazione nervosa simile a quella del vecchio. Anzi gli sembrava che questi gli avesse attaccato il suo male; si voltava e rivoltava nel letto, e il letto era duro come un sacco di paglia; e una sete amara gli intossicava la bocca.

Provò a bere, ma sputò l’acqua calda e piena di bollicine; poi si mise a ridere, goffamente, come dopo il battibecco col parente ubriaco.

— E tu credevi di far opera di carità dando da bere questo veleno a quel disgraziato? — disse a voce alta, imitando il modo di parlare del parente. — Va, va all’inferno.

Si vestì ed uscì. Era una notte di luna, chiara come un bel giorno chiaro. Cammina, cammina, egli si trovò nello stradone, verso una valletta ch’era il solo luogo un po’ fresco dei dintorni, e dove appunto la gente del paese andava ad attingere l’acqua a una scarsa sorgente.

Quel terreno una volta apparteneva alla sua famiglia, e laggiù appunto egli credeva che il padre avesse sepolto il tesoro.