Pagina:Deledda - Il flauto nel bosco, Treves, 1923.djvu/175

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La lettera.

La nonna tenne un po’ in mano la lettera azzurra chiusa con un sigillo dorato, orgogliosa che il giovane nipote, al quale era diretta, oltre che del modesto cognome paterno si giovasse di quello materno, ch’era quello di lei: cognome di nobiltà, antica quanto oramai povera, del quale il ragazzo si fregiava come di una medaglia al valore o, forse meglio, come di un’orchidea all’occhiello.

Poi mise la lettera sulla tavola ancora apparecchiata per lui e tornò a sedersi davanti alla finestra.

Un rettangolo di sole entrava dalla finestra e saliva ad accarezzar le mani, poi le ginocchia, poi il petto della piccola signora:

e quel tepore accresceva la gioia di lei, le sue speranze per ravvenire. Ella sognava, come aveva sempre sognalo nella sua vita: poiché la lettera, ella lo sapeva benissimo, era della ricca signorina che da mollo tempo piaceva al nipote; e una si