Pagina:Deledda - Il flauto nel bosco, Treves, 1923.djvu/178

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l’ho accompagnato all’ospedale. È cosa da nulla.

— Non è vero — ella esclamò. — Se la cosa non fosse grave egli si sarebbe fatto accompagnare a casa. Ditemi la verità.

— Io non dico che la verità — l’altro affermò severamente. — Suo nipote la prega di andarlo a vedere.

Ella corse dentro. Dove correva? Non le importava di mettersi il cappello ed il cappotto: correva per qualche altra cosa. Rientrò nella saletta da pranzo e provò una indicibile angoscia nel rivedere la tavola ancora apparecchiata per lui che forse non sarebbe rientrato mai più: prese la lettera e tornò alla porta.

— Andiamo.

Andarono. Le scale non finivano mai. Erano buie e gente misteriosa saliva e scendeva e a volte impediva il passo alla nonna e al suo sinistro compagno.

Finalmente uscirono nella strada, ed ella prese una vettura per arrivare più presto: ma neppure a farlo apposta il cavallo sdrucciolava sul selciato fangoso, e il vetturino, pure frustandolo e imprecando, lo faceva camminare piano.

— Io lo sapevo, — ella diceva alla guardia che non parlava più, — lo sapevo che una disgrazia doveva succedere. Era troppo