Pagina:Deledda - Il flauto nel bosco, Treves, 1923.djvu/179

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buono e bello, il mio bambino; e adesso, dopo tante disgrazie, dopo la morte della sua mamma e poi del padre e di tanti altri parenti, eravamo quasi felici: lui studiava, ed io ero venuta in città per assisterlo, perché non avevo altri che lui. Non siamo più ricchi, come un tempo, anzi siamo poveri; ma tante speranze fiorivano nel margine della nostra vita. Anche oggi, poco fa, è arrivata una lettera, una bella lettera celeste, col sigillo d’oro, che portava certamente la fortuna.

A queste parole la guardia parve sogghignare; il suo viso pallido e gonfio, con gli occhi bistrati e la bocca livida, aveva davvero qualche cosa di lugubre.

— Sarà la lettera di qualche ragazza della quale suo nipote è invaghito.

— Che ne sapete voi? — disse la nonna.

E un dubbio rese più intollerabile la sua angoscia; sì, il ragazzo era molto innamorato della donna del sigillo d’oro: e aveva attraversato periodi di grande tristezza per lei che non lo voleva. Non si confidava con la nonna; ma la nonna sapeva tutto, e il dubbio che egli avesse tentato di morire per amore rendeva più intollerabile la sua angoscia.