Pagina:Deledda - Il flauto nel bosco, Treves, 1923.djvu/182

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conducesse ai confini della terra; laggiù dovevano seppellirla.

E tutti i più dolci ricordi del diletto fanciullo le tornarono al cuore, e da fiori si mutarono in serpi: e il dolore ch’egli le dava, e questa prova d’ingratitudine e disamore per lei, aumentarono il suo amore per lui. Lo vedeva disteso lungo pallido sul letto dell’ospedale, con la giovine bocca e i grandi occhi tinti dalle viole della morte, e si faceva coraggio solo per far coraggio a lui, e aiutarlo nel passo ultimo come lo aveva aiutato nei suoi primi passi.

E pensava di mettergli la lettera in mano, poiché egli l’aprisse al di là e tutto il suo eterno avvenire ne fosse illuminato di gioia.

Lo squillo nervoso del telefono la svegliò dal suo cattivo sogno.

Era lui che chiamava.

— Nonna, scusami; ho tardato; sono con degli amici che mi tengono a colazione con loro. Nonna...

— M’ero addormentata; e sognavo — ella disse, con una voce lontana ancora fredda d’angoscia.

Egli non badava a lei.