Pagina:Deledda - Il flauto nel bosco, Treves, 1923.djvu/192

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Quando furono soli, i due vecchi amici, uno di sostegno all’altro, nella strada illuminata dalla luna, dopo un silenzio grave, si ritornò sull’argomento.

— Un altro po’ e mi tradivi come un cane. Era questo il patto? Il patto era che non lo avresti fissato in viso, che non avresti accennato a lui con nessuno. Ti avevo già avvertito che io solo conosco il segreto, che a te solo lo comunicavo: avvertito ti avevo o no?

— Avvertito mi avevi. L’ometto però dimostrava di sapere.

— Niente sa, lui; né lui né altri. Solo io, tu, lui e Dio. Egli capita all’osteria una o due volte la settimana; qualcuno lo crede un tedesco, qualche altro un professore, altri infine un commissario di polizia.

— Un tedesco? Un commissario di polizia? — protestò l’altro sdegnato. Poi si fermò, si piegò, parve interrogare la sua ombra.

— Ma è proprio lui? Non ti burli di me per caso?

— Se non vuoi credermi fa il comodo tuo, Marcantonio; ma io ti dico e ti affermo