Pagina:Deledda - Il flauto nel bosco, Treves, 1923.djvu/205

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Crebbe, crebbe; non aveva altra missione, adesso, che quella di svilupparsi, come eccitata dall’esempio vicino della palma. Invano le lumache, prima sconosciute nel nostro giardino, germogliarono alla sua ombra, attaccate come un vizio nascosto sul rovescio delle sue grandi foglie così belle a vedersi di fuori: invano le vespe, i maggiolini, le formiche, le cavallette, i vermi e ogni peggior sorta di animali divoratori, le furono addosso, sotto e sopra: lei cresceva, ed era lei che attirava e dava alimento a questo popolo distruggitore.

Allora abbiamo pensato di estirpare la nobile pianta. Estirpata rinacque, non solo, ma l’anno appresso, e ancora oggi nonostante i più radicali rimedi, il giardino fu ed è invaso di acanti e di tutte le maledizioni che li accompagnano.

Una persona maligna mi aveva una volta descritto il signore dell’acanto come un uomo di cattivi sentimenti che si compiaceva del male altrui: sia pace all’anima sua, ma adesso ci credo.


Il pomo.

Nei primi anni, mentre mi compiacevo dei ciglioni erbosi e dei prati ancora allo stato selvaggio che circondavano il nostro giardino, e sognavo di acquistarne qualche pezzo,