Pagina:Deledda - Il flauto nel bosco, Treves, 1923.djvu/204

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le foglie morte, sul finire della primavera, sono subito sostituite dalle nuove. È infine una pianta sempre giovane, senza profumo, insensibile all’estate e all’inverno, fresca eppure austera, che non attira gl’insetti né gli uccelli, che pare non conosca l’amore, che non si riproduce e fa ombra solo per sé: un bellissimo esemplare di egoista vegetale.

Forse per questo è la prediletta fra tutte.


La pianta maledetta.

Un signore, che adesso è morto, mi aveva fatto dono, appena sistemato il nostro giardino, di una pianta ornamentale che egli coltivava religiosamente in un vaso.

Lui stesso portò il vaso nel nostro giardino, scavò una buca, ve lo mise dentro e lo spezzò: e la pianta fu della nostra terra.

Ed era, sul principio, veramente nobile e graziosa, con le sue grandi foglie ricurve, lanceolate, lucide e grasse. Solo il suo nome ricorda epopee di gloria e di bellezza e dà la visione di monumenti divini: l’acanto.

A poco a poco crebbe, mise dei lunghi fiori gigliati, duri, violetti, e poi tubi di semi che destavano voglia di farci l’olio.