Pagina:Deledda - Il flauto nel bosco, Treves, 1923.djvu/220

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schierata delle pentole, o sono ancora una potenza rispettabile poiché davanti a me, vittima e olocausto, è la grande bestia in questi ultimi anni divenuta simbolo popolare delle nuove ricchezze?

Eccomi dunque di fronte alla grande bestia morta. È gialla, con la testa in cima al lungo collo abbandonata da un lato, le zampe ripiegate su sé stesse con abbandono e tristezza: intorno, sulla piazza del vassoio, le stanno i visceri, e dentro è vuota come una cattedrale donde sono appena usciti i fedeli.

Il compito più penoso è quello di riempire d’acqua la pentola. L’acqua delle bocchette a chiave, che a volte schizza addosso con tutta la rabbia della sua forzata prigionia, a me desta sempre un misterioso senso di paura ed anche di invincibile ripugnanza.

Io la sfuggo, come la sfugge il gatto, sebbene come il gatto io ami straordinariamente la pulizia.

Atavismo? Ricordo di luoghi dove si è vissuto con la sola acqua del cielo e delle