Pagina:Deledda - Il flauto nel bosco, Treves, 1923.djvu/222

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La pentola è al fuoco ed io sono contenta della mia bravura: e persino penso follemente di potermi un giorno liberare dalla schiavitù della serva.

Sogni, e sempre sogni.

Non sono passati tre minuti che una cosa spaventevole mi richiama alla realtà.

Una forza misteriosa ha sollevato e buttato fino a terra il coperchio della pentola: e due artigli gialli, protesi e feroci più di quelli che un giorno ho veduto al nibbio, salgono su dalla profondità dell’acqua calda.

Ho l’impressione che al calore del fuoco la bestia sia tornata viva.

Cerco di spingere giù col coperchio le atroci zampe e rinchiudere la bestia nella sua tomba. È come ributtare nelle onde il cadavere che il mare respinge.

Allora ho cercato un peso da mettere sul coperchio: una grossa lima che introduco nell’ansa di quello; ma la pentola sobbalza, e un vero disastro sta per accadere.