Pagina:Deledda - Il flauto nel bosco, Treves, 1923.djvu/231

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illuminato dal sole: nulla può offendere la felicità d’amore. E le mie parole mi rimbalzano contro come le palle elastiche dei fanciulli, finché le spingo a rotolare lontano e trovo anzi una scusa per mandar fuori la ragazza onde possa rintracciare il suo soldatino.

E finalmente apro la finestra per respirare. Il cattivo tempo si schiara, la luna sorge da una montagna di nuvole. La mia vicina di casa canta, e neppure lei mi dà più ai nervi: anzi l’ascolto con bontà. Il suo canto dapprima un po’ greve piatto e incerto poi sempre più lieve e saltellante e infine armonioso e alato ricorda il posarsi dell’uccello a terra e il suo cercare beccando il suolo e lo svolazzare e infine l’improvviso volo e il ritorno nell’azzurro dell’aria.