Pagina:Deledda - Il flauto nel bosco, Treves, 1923.djvu/24

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e dopo essersi guardato in giro domandò dov’erano i bambini.

— Sono già a letto.

— Come? E non vengono a tavola con noi? Che allegria c’è allora?

Le signore sorrisero, ingenue e perverse; egli le guardò dall’alto, grande e maestoso come un principe, e bastò questo sguardo glauco un po’ venato di rosso, per farle tornare serie e gentili.

— E che si aspetta? — domandò, alcuni minuti dopo, guardando il suo orologio.

La signora arrossì, un po’ per lui ma anche perché veramente l’ora per il pranzo era passata: e si alzò e gli prese il braccio.

Attraversarono il salone, poi un altro salotto in fondo al quale la cornice dell’uscio spalancato inquadrava in una luce di santuario lo sfondo della sala da pranzo: la tavola era coperta di rose, moltiplicate fantasticamente dal riflesso dei cristalli e delle argenterie: tanto che l’uomo in giacca disse:

— Sembra un altarino.

E mentre le signore complimentavano la padrona di casa per tanta bellezza egli sedette, ancora prima di loro, si mise una rosa all’occhiello, la odorò, si cacciò il lembo della salvietta nel davanti del colletto e sorrise a qualche cosa di lontano che lui solo vedeva.