Pagina:Deledda - Il flauto nel bosco, Treves, 1923.djvu/25

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Anche gli altri, al principio del pranzo, pareva pensassero un po’ melanconici ai fatti loro: un senso di freddo e quasi di tristezza ondulava nell’aria.

Nel vedere che il posto a sinistra della signora restava vuoto, l’uomo domandò:

— Se il suo puttino maggiore non dorme ancora perché non lo fa alzare e venire a tavola? Si starebbe più allegri.

Allora si parlò dell’artista invano atteso.

— Chi sa se si ricorda neppure, di venire: è così distratto.

— Verrà — disse un po’ rigida la signora. — Il guaio è che questa sera non corrono i tram e lui, che sta di porta, dovrà venire a piedi, poveraccio.

Il rombo di un’automobile le rispose; e subito dopo l’invitato apparve, pallido alto e sottile nel suo inappuntabile frak, con una sinistra orchidea all’occhiello.

Baciò un po’ ansando la mano alla signora, domandò scusa, e preso posto, mentre si volgeva verso il vassoio che la cameriera gli offriva, disse con calma:

— Ho fatto tardi perché mi è occorsa un’avventura straordinaria.

E d’un subito tutti i volti, già rischiarati dall’arrivo di lui, s’illuminarono di curiosità, di gioia, quasi di passione.