Pagina:Deledda - Il flauto nel bosco, Treves, 1923.djvu/243

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


non riusciva a smuoverla. E qui davvero né Dio e neppure il carrettiere potevano aiutarlo.

Allora egli pensò di scaricare lì il carbone.

Lì? Proprio nel posto che meglio si vedeva dal cancello padronale, dove si fermavano le automobili delle grandi dame che visitavano la poetessa come una loro pari?

— Se non scaricate il carbone in cantina non vi pago — ella disse all’uomo, con la fredda crudeltà dei dominatori.

L’uomo non rispose, non si rivoltò contro di lei, poiché il patto era quello; ma se la prese con la bestia.

Fu una cosa indimenticabile, indescrivibile. Egli balzava e si piegava, d’un tratto divenuto elastico e quasi incorporeo: graffiava e supplicava la bestia, chinandosi davanti a lei a mani giunte: tentava di aiutarla e la percuoteva a sangue. E bestemmie inaudite uscivano dalla sua bocca. Anche la bestia cominciò ad agitarsi dentro la sua gabbia di ferro che le indicava la via ma non le permetteva di percorrerla, e dava calci e nitriva, coi peli della criniera agitati come serpenti.

Era, fra quei due, un movimento diabolico, un grido di esasperazione non più umano.