Pagina:Deledda - Il flauto nel bosco, Treves, 1923.djvu/262

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


guardava coi suoi grandi occhi ancora limpidi; mi guardava come dalla profondità di uno specchio, con una espressione ingenua di compatimento.

— I miei nipotini sono forti e intelligenti, e Dio volendo, studieranno anche loro e andranno lontano. I maschi, dico, perché le femmine devono stare a casa, a lavorare, ad amare la famiglia, a far bei figli e godersi in pace i beni che Dio ci manda. La felicità è dentro casa.

Io non replico: a che serve? Anche lei capisce che bisogna tornare sull’argomento principale.

— Quest’albero, dico il vero, mi ha sempre dato tristezza. È l’albero dei morti, infine: il suo seme deve essere volato qui dal cimitero; e porta disgrazia. Io direi di tagliarlo con le buone, di comune accordo, e farci un bel fuoco la notte di San Giovanni.

— Perché non ci avete pensato prima?

— Che vuoi? Finché non si è ben vecchi non si hanno certe ubbie e non si pensa alla morte.

— Ah, — penso io, — e adesso che avete paura di morire volete metterci me, al vostro posto, a uscire di casa tre volte l’anno, per custodire, il resto dell’interminabile tempo, il vostro inutile tesoro?