Pagina:Deledda - Il flauto nel bosco, Treves, 1923.djvu/40

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e con un dito le accennò di seguirlo.

S’internarono in uno dei tanti piccoli sentieri che s’intrecciano come vene fra i cespugli del bosco: e di passo in passo questo diventava così fitto, scuro e spinoso, che la donna aveva quasi paura a proseguire.

D’un tratto qualcuno la incoraggiò, anzi parve chiamarla e attirarla; il suono del flauto spandeva la sua chiara melodia nel silenzio, e rischiarava l’ombra sinistra del bosco coi suoi raggi d’argento. E come al chiaro di luna le cose prendevano un aspetto di sogno; i sentieri si allargavano, i cespugli dei rovi parevano i rosai di un giardino incantato.

Ma il suonatore aveva un udito finissimo: si fermò, una prima volta, quando il ragazzo disse sottovoce alla donna:

— Andate fino a quell’albero mozzo e guardate in su verso l’abete accanto: io non posso venire oltre perché quello se mi vede mi ammazza.

E al fruscio dei passi e delle vesti di lei il suono cessò del tutto: ella riuscì solo a vedere, fra le grandi piume spioventi dell’abete una specie di scimmiotto che la fissava dall’alto con gli occhi verdi come quelli del ragazzo.

— Tu ti burli di me — ella disse alla