Pagina:Deledda - Il flauto nel bosco, Treves, 1923.djvu/63

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rapida e concitata la giovane moglie. Anche lei era sempre concitata, dacché stringeva in pugno la fortuna: non lavorava più, ma neppure godeva come prima le ore di libertà, e il giardiniere aveva ordine dal padrone di tener più che mai chiuso il cancello.

Passando ella lo guardò coi suoi occhi verdastri annegati in una tristezza velenosa, ed egli ammiccò alle sue forbici da potare.

— Ben ti sta, ben ti sta: hai tessuta la tua ragnatela per sette anni, e lo stupido moscone vi è caduto dentro: goditelo, adesso, con la sua puzza di pipa e di vecchiume; goditelo bene, coi suoi denti neri che cadono quando ti bacia, e con tutto il resto.

Ella sente, si fa rossa di stizza, e va dritta verso il vecchio sposo dicendogli qualche cosa sottovoce. Che cosa gli chiede? Forse di mandar via il giardiniere, o d’impedirgli almeno di pensare come pensa.

L’uomo non risponde; continua a fumare rassegnato, prudente. Anche lei non grida, ma si agita convulsa, e d’un tratto sporge le mani con le unghie adunche, come il gatto infuriato: ed egli, che s’è già tolto la pipa di bocca nascondendola in tasca per salvarla da un pericolo imminente, si ritrae un po’ smarrito guardandosi intorno non per paura di sé, ma che qualcuno veda.