Pagina:Deledda - Il flauto nel bosco, Treves, 1923.djvu/73

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a sedere, sempre col fucile abbracciato, e disse, con la sua voce bassa, un po’ sorda, lenta e sarcastica:

— La vedi quella barca? Mi fa ridere, e ridere più che altro di me stesso, perché mi ricorda un’avventura che mi è capitata giorni fa. Veramente giorni fa è stato l’epilogo; la storia risale allo scorso anno. Lo scorso anno, tu ancora non eri qui, io guardavo la serva del maresciallo; e lei ci stava, e come ci stava, balla chi l’isconchet, e ancora ci starebbe, se non fossi io lo scottato. Ma, disgraziati noi, che per amore della divisa dobbiamo conservare la nostra castità come i cavalieri di Malta. Ebbene, il maresciallo mi avverte che il regolamento vieta alle guardie di finanza di fare all’amore, almeno in pubblico. La verità è che lui aveva paura di perdere la serva e di non trovarne un’altra. Bene, dico io, obbedisco; ma la ragazza mi veniva appresso lei; finché il maresciallo mi avverte una seconda, una terza volta; alla quarta mi manda alla caserma di disciplina a Porto Molle. Porto Molle? Maledetto chi l’ha inventato, porto duro, dico io: non c’è che la caserma, laggiù, e pietre e scogli per terra e per mare. Nella caserma siamo in quattro uomini e un gatto, abbandonati da Dio e dal prossimo, e non c’è altro da fare che sbadigliare, perché