Pagina:Deledda - Il flauto nel bosco, Treves, 1923.djvu/72

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A dire il vero sul principio la loro conversazione non offrì gran che d’interessante: uno di essi, il più giovane, doveva essere stato fuori perché domandava se nulla di nuovo era accaduto in caserma in tutti quei giorni; l’altro raccontava di un conflitto tra fascisti e comunisti, avvenuto nella piazza del paese, e al quale in mancanza di altra forza erano intervenute le guardie di finanza: la cosa però non interessava nessuno dei due: nessuno dei due si scaldava per la politica, né per i fatti locali; erano come estranei, lontani, e il più vecchio, quello che aveva assistito ai tumulti, ne parlava con indifferenza.

Poi raccontò con più vivacità una caccia al delfino: tre di questi spensierati animali s’erano spinti giocando fino alla palizzata del molo e uno rimase colpito dalla palla di una guardia di finanza. Ma neppure quest’avventura interessava il giovine che fischiettava e pareva tutto raccolto in un suo meditare piacevole. D’un tratto si alzò e si mise a ridere, piano, come fosse solo e ricordasse qualche cosa di molto allegro: una barca senza vele, con dentro alcune figure nere, attraversava la zona luminosa dove il riflesso della luna metteva un subbuglio d’argento, e quando si fu allontanata egli rise più forte e imprecò, poi si rimise