Pagina:Deledda - Il nonno, 1908.djvu/10

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
8 grazia deledda


parecchi anni or sono, era suo pastore. La donna non era più tanto giovine, anzi era piuttosto anziana. Ii suo errore fu dunque più grave: e ziu Andria non perdonò. Non volle più sentirla nominare.

Fra Nannedda e il conduttore del carro cominciò allora una discussione molto interessante, ma troppo lunga per esser riferita. La donna affermava che il peccato d’amore è meno grave in una donna anziana che in una giovinetta. La giovinetta ha tempo di aspettare, di sperare: la donna anziana... non ne può più! Il conduttore diceva il contrario: le altre donne ridevano maliziosamente.

Intanto, dopo circa due ore di viaggio, si arrivò sotto un bosco ancora profumato dal ciclamini. Ziu Andria ci venne incontro, ci ululò, scherzò con le donne. Non era poi così burbero e selvatico come lo descrivevano: sembrava anzi un ometto allegro, ancora svelto per i suoi settant’anni, piccolo, scarno, nero, con una corta barba bianca, e due occhi neri vivacissimi sotto due folte sopracciglia bianche.

— Oh, oh, oravate poi accompagnale bene! - esclamò, vedendo il bambino che lo fissava. - Non c’era pericolo che vi assalissero i ladri. C’era questo giovinotto. E il fucile, giovinotto? Neanche uno di canna, ne hai? È tuo figlio Nannedda?

— Per oggi si, - ella disse. - È figlio della tale.

E nominò la donna inferma. Il vecchio e il bambino fecero subito amicizia.

— Io voglio mungere le vacche, - disse il bambino. - Io voglio vedere i tori: non ho paura, io: