Pagina:Deledda - Il nonno, 1908.djvu/196

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ora si ricordava benissimo di averlo veduto un'altra volta, in una triste circostanza. Liedda non domandò l'elemosina al nuovo arrivato, e questi passò oltre, sul suo cavallo nero, senza guardare il vecchio e la finta mendicante.

Ziu Tòmas tornò a sedersi.

— Mi sembra di conoscer quell'uomo — disse piano, quasi parlando fra sè. — È un medico, sì, un bravo dottore. Una volta egli venne nel nostro paese ed io gli feci veder Maria.

— Sì, sì, e mi conosce! — disse l'altra, spaventata, — Dio, Dio, che vergogna! Voglio nascondermi. Dovevano capitare tutte a me quest'oggi.

— Ma se sei venuta per voto! Oh bella, e che, una persona non può fare il voto che le pare e piace?

— Oh no, oh no! — esclamava la finta mendicante, raccogliendo la sua bisaccia. — Andiamocene, andiamocene, ziu Tòmas. Partiamo. Non voglio più restare.

— Figlia del cuor mio, io non posso partire: ho un affare…

Ella insistè, ma egli non volle muoversi.

— D'altronde, chi sa se egli ti ha riconosciuto? Per una volta che t'ha veduto!

— Ebbene, no, sentite, — confessò Liedda, — egli mi conosce molto bene. Egli si chiama dottor Suelzu: era amico di mio marito e conosce tutti i miei parenti. Se loro sapessero quello che io faccio, ora, mi lapiderebbero! Ed egli andrà certamente ad accusarmi: è uomo di farlo: è un mezzo matto.