Pagina:Deledda - Il nonno, 1908.djvu/25

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solitudine 1 23

— Su, su, coraggio! Domani mattina potrete andarvene: su!

II vecchio singhiozzò e bevette: per un attimo parve rianimarsi, e tentò anche di alzarsi, balbettando:

— Ora... ora vado... Ti manderò una camicia nuova... Io non ho che camicie da paesano, ma... mia figlia... te ne cucirà una... una...

Si sollevò alquanto, fissando il guardiano con le pupille dilatate; poi diede un lungo gemito e si piegò sul fianco.

— Ohè, ohè, uomo, che fate? Ora sto fresco! - gridò Sebiu.

L’uomo sembrava morto: dopo qualche tempo rinvenne, ma non parlò più, assalito da una febbre fortissima. Rassicurato alquanto, Sebiu gli si sdraiò a fianco, domandandosi che cosa doveva fare. L’indomani, lunedì, arrivava il veliero per il carico del carbone; egli non poteva abbandonare il suo posto, e d’altronde aveva paura di tradire il ferito, il cui scopo, evidentemente, era quello di nascondersi.

— E se muore qui? E se, come pare, ha commesso qualche mala azione, in seguito alla quale è stato ferito? Lo ricercheranno, lo troveranno qui, ed io passerò per complice! Proprio benissimo! pensava: ma l’idea di denunziare il vecchio neppure gli sfiorava la mente.

All’alba vegliava ancora: gli pareva che il ferito, che ansava e gemeva, gli comunicasse la sua febbre. Stanco e assonnato, si alzò, e di nuovo