Pagina:Deledda - Il nonno, 1908.djvu/31

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solitudine 1 29

— Come, povera orfana? Ma se il padre ce l’ha, e che buona lana!

— Povera Mariannedda! - disse il ferito, scuotendo la testa e come parlando fra sè. - È peggio che orfana!

— È giovane?

— Ha trentatrè anni, ora a S. Michele.

— L’età del Signore! Mi pare che possa anche prendersi un pezzo di pane senza che nessuno l’aiuti!

Ma il vecchio non finiva di scuoter la testa reclinata sul petto, e di mormorare con pietà:

— Povera orfana! povera vedova!

— Anche vedova? Allora allora sta fresca! Avete altri fgli?

— No.

Il giovine, che intanto cercava di far bere un uovo al ferito, giudicò opportuno fargli sapere che aveva scritto alla sua famiglia, cioè alla famiglia di Onofrio Sanna, indicando dove si trovava il finto frate possessore della cartolina indirizzata a tal nome.

Il vecchio diventò livido in viso.

— Tu mi hai tradito! Io non sono Onofrio Sanna! Tu mi hai ucciso! Ora me ne vado, subito.

Tentò di camminare, ma le gambe gli si piegavano: una rabbia impotente lo assalì si agitò, si batte un pugno sul viso, poi ricominciò a piangere come aveva pianto la prima sera. Sebiu cercò di calmarlo, di scusarsi.