Pagina:Deledda - Il nonno, 1908.djvu/37

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solitudine 1 35


che aveva conosciuto il dolore e la solitudine: ma si ribellava all’idea di esser derisa e deprezzata dal prossimo. D’altronde era pericoloso mettersi in viaggio prima che il vecchio avesse riacquistato un po’ di forza.

Sebiu cedette il suo posto alla donna, e se ne andò a dormire sui mucchi di sacchi, nella tettoia. Ma non potè chiuder occhio. Aveva come delle allucinazioni. Vedeva, sedutagli accanto, la giovine vedova, e provava un desiderio violento di attirarla a sè. La presenza di lei, in quel luogo dove non era mai passata una donna, pareva riempisse di vita la solitudine profonda della landa e della spiaggia. Il mare si sollevava ancor più del solito, e le onde coperte di schiuma parevano, al chiaro di luna, grosse capre saltellanti, desiderose di balzare fra le macchie per pascervi l’erba nascente. Ma nonostante la loro forza e la loro agilità non riuscivano a oltrepassare le roccie, sulle cui sporgenze lasciavano come dei bioccoli di lana.

Il cuculo ripeteva il suo grido, in lontananza, fra le paludi che riflettevano la luna: e il suo grido pareva il richiamo appassionato d’un fantasma, e destava un senso di pietà e il desiderio di cose inafferrabili.

Sebiu sentiva voglia di piangere e nello stesso tempo un istinto selvaggio e insistente lo assaliva come le onde assalivano le roccie. Se Marianna non fosse stata sua ospite, egli non avrebbe editato un momento a lasciarsi vincere dal desiderio di averla.