Pagina:Deledda - Il nonno, 1908.djvu/41

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solitudine 1 39


Nella spiaggia desolata Marianna rappresentava per loro ciò che v’è di più bello per l’uomo oppresso dalla solitudine: era la Donna, fonte di vita. Al desiderio sempre più cupo di Sebiu cominciò quindi a mescolarsi un istinto di gelosia feroce. Egli rispettava Marianna, ma gli pareva che ella non dovesse appartenere a nessun altro degli uomini che potevano desiderarla.

Ella si accorgeva dell’ammirazione che gli destava, e a sua volta si mostrava gentile e buona con lui. Egli aveva abbandonato la capanna, lasciandola interamente a disposizione degli ospiti, e per ore ed oro rimaneva lontano. Marianna cucinava, curava il ferito, e contava le ore e i giorni che non passavano mai.

Finalmente la domenica mattina la vecchia medichessa trovò che il ferito stava molto meglio: il calore dell’ascella non riscaldava la chiave.

— Domani mattina potete mettervi in viaggio - ella annunziò.

Allora la giovine vedova l’accompagnò fino allo stradale e le chiese quanto le spettava per la cura. La vecchia esitò un momento, poi contò sulle dita e domandò:

— Dimmi la verità, tuo padre, il vecchio ferito, è un latitante?

Marianna negò recisamente.

— Uno scudo, allora! Se si fosse trattato di un «disgraziato» avrei potuto faro uno sconto, fare anche la cura gratis, ma per un privato non posso domandare di meno.