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40 grazia deledda

La vedova pagò lo scudo, e ritornò verso la capanna. La spiaggia era deserta, perchè nei giorni di festa i «carriolanti» non viaggiavano. Soffiava un forte vento di sud-est e il mare era agitato: più tardi cominciò a piovere, e Sebiu rimase nella capanna coi suoi ospiti.

Marianna, per sdebitarsi in qualche modo con lui, aveva fatto venire dal paese una certa quantità di vino e una bottiglia d’acquavite. Egli non si fece pregare per bere, e a un tratto diventò melanconico, e senza che nessuno glielo domandasse cominciò a raccontare la storia della malattia di sua moglie.

Anche il ferito beveva come un uomo sano; per seguire l’esempio dell’ospite gli fece anche lui qualche confidenza. Fra le altre cose raccontò che Marianna aveva un ricco pretendente, un pastore non tanto giovane, ma ancora un bell’uomo, pacifico, semplice, padrone di duecento pecore; egli viveva quasi tutto l’anno in campagna, ed era un futuro marito ideale, insomma!

Marianna faceva dei cenni a suo padre perchè tacesse, ma i suoi dolci occhi sorridevano, e pareva ch’ella dicesse a Sebiu, con lo sguardo: «Dopo tutto non sono una vedova disperata; lo vedi? Ho altri adoratori, più fortunati di te».

Sebiu ascoltava, beveva e sospirava.

— E, così domani dovrete andarvene! - ripeteva di tanto in tanto.

— Mi pare sia tempo! - disse Marianna. - Dovresti mandarci via in malora!