Pagina:Deledda - Il nonno, 1908.djvu/47

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solitudine 1 45


gliorava davvero, e una mattina, verso i primi di luglio. Sebiu se la vide arrivare all’improvviso, in groppa al cavallo del sorvegliante, come la vedeva nei’suoi sogni. Egli finse di arrabbiarsi per l’imprudenza di lei, ma l’ometto ammiccava e giurò sul suo onore che aveva prima domandato il parere ed il permetto del medico.

— Se no finisco col trovarti sulla sabbia come un’aringa salata, consumato, stecchito, - egli dsse, e chiudeva l’occhio, guardando Pottoi, come per dirle: siamo d’intesa noi, eh?

Poi se ne andò fra gli scogli, si spogliò e si buttò nudo nell’acqua.

Sebiu e Pottoi, rimasti soli sotto la tettoia, si guardavano confusi come due fidanzati, mentre chiacchieravano raccontandosi le vicende di quel lunghi mesi d’assenza. Egli,naturalmente, si guardò bene dal narrare la più interessante delle sue avventure.

Dopo quel giorno la figura di Marianna cominciò a sparire dietro quella di Pottoi: e, come nel sogno, questa rimase vittoriosa. E in agosto, invece di recarsi a Suelzu, Sebiu passò i suoi giorni di vacanza in paese. Una sera, passando davanti alla parrocchia, vide la vecchia medichessa, che, col suo cofanetto nel grembiale, si recava a curare un ferito.

— Che nuove, zia Maria? Come vanno gli affari?

— Qualche volta bene e qualche volta male ella rispose flemmaticamente.