Pagina:Deledda - Il nonno, 1908.djvu/67

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novella sentimentale 65


Con gli occhi velati di lagrime, Serafino vide la lunga figura nera scavalcare l'orlo dello scoglio; e udi qualche piccolo frammento di roccia cadere giù, giù. Poi il canto lamentoso delle onde tornò a interrompere il silenzio della notte.

— Ricco e felice! — pensava Serafino. — Nessuno invece sarà mai più misero e infelice di me.

Non seppe perchè, in quel momento supremo, invece di rievocare qualche ricordo solenne, egli ripensò con amarezza che non aveva mai mangiato un cibo fino, tranne qualche ostrica ora che si trovava lassù. Poi gli vennero in mente altri ricordi meschini: la lotta affannosa per conservare il più che poteva intatte le scarpe; il lungo e vano desiderio d'un abito nero; i sacrifizi relativamente gravi per metter da parte il tanto da potersi comprare delle maglie di lana per l'inverno! Miseria delle miserie! Tutto era stato vecchio, umile, consunto in lui; e forse così anche la sua anima s'era logorata e ripiegata come un panno vecchio. Ma adesso tutto era finito. Finita la lotta contro la sorte, alla quale si sentiva lieto di strappare nel medesimo tempo due vittime: sè stesso e il vecchio condannato.

Non pensava che costui potesse averlo ingannato con la sua storia pietosa.