Pagina:Deledda - Il nonno, 1908.djvu/68

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66 grazia deledda


In quel momento egli vedeva solo la figura d'un uomo benedicente, e in fondo all'anima provava una infinita pietà per sè e per tutti gl'infelici pari suoi. Gli pareva fossero tutti simili a quei condannati, relegati in un'isola dalla quale invano si vedeva un luminoso orizzonte e il profilo azzurro di terre incantate, non raggiungibili; condannati custoditi dalle sentinelle incoscienti di una sorte stupida e crudele. Perchè non evadere da quel luogo di pena? Era il momento.

Egli rimette il fucile a terra, e appoggia la gola alla fredda bocca dell'arma.

È il momento supremo. Addio. Egli muore senza amore, senza speranza, senza fede, ma con una misteriosa dolcezza di pietà nel cuore. Nessuno piangerà per lui; ma egli muore piangendo per tutti coloro che non saranno mai compianti.

Ogni cosa è immobile e muta intorno: egli non vede più neppure la luce delle stelle e non sente più la voce del mare. Il gran manto di velluto nero della Morte copre e oscura tutte le cose.

Addio. Ma mentre egli sta per premere il grilletto, il fucile scivola e cade per terra, producendo un rumore vibrante.