Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/130

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Dopo la catastrofe, Marielène, che non aveva mai pensato di farsi sposare da Predu Maria, a poco a poco si dimenticò di lui. Un forestiere alto e forte, che parlava con voce da padrone e con un linguaggio d’altre terre, smontava di tanto in tanto all’alberguccio, mettendolo ogni volta in subbuglio. Egli era già vecchio, ma la sua fama d’uomo ricco lo circondava come d’un’aureola d’oro, e d’altronde era ancora più forte e vigoroso di tanti giovani che Marielène conosceva; tanti giovani magrolini e di statura così bassa che neppure il re li accettava per suoi fantaccini. Un giorno ella gli servì una pietanza così squisita che egli sollevò gli occhi azzurri distratti e domandò:

— L’hai fatta tu, di’, ragazza?

— Missignorìa1 sì!

— Brava, ti voglio regalare un libro.

Il libro che le regalò era Il Cuoco moderno, e l’ostessa lo sfogliò a lungo e diventò gelosa della servetta.

Ogni volta che Mossiù Perrò scendeva alla locanda, Marielène studiava il libro e preparava una pietanza nuova: e un giorno anche lui domandò di chi essa era figlia, e quanti anni aveva. L’ostessa disse

  1. Mia signoria.