Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/14

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Siccome il forestiere guardava con insistenza i boschi dell’Orthobene, il suo compagno di viaggio gli domandò se doveva andare a lavorare lassù.

— Sì. Sono capo-macchia nella «lavorazione» Perrò.

L’uomo si volse, con sorpresa e quasi con gioia.

— Io volevo appunto domandare lavoro al Perrò. È vero che cerca lavoranti sardi perchè i toscani non vogliono più venire? Li paga troppo male, mi han detto.

— È il contrario, invece, — disse con calma il capo-macchia. — I toscani si contentano di poco. Ma essi vengono solo per la lavorazione del carbone, dall’ottobre in poi. I sardi fanno il resto, ma per loro è quasi vergogna lavorare nelle foreste, cioè estrarre e pulire la scorza delle piante. Si capisce che ci vanno solo gl’individui che non trovano altro lavoro, cioè i più miseri.

— Eh, sicuro, lo scorzino non è un conte, — disse il viaggiatore, e si mise a ridere goffamente.

Il capo-macchia cercò di attenuare il significato aspro delle sue parole.

— Il lavoro è duro: bisogna farlo con pazienza.... per questo, secondo me....

— Io non ho vergogna di lavorare, — dichiarò il presunto proprietario, — per conto